“Prendiamo atto delle dichiarazioni rese dalla ministra Calderone nel corso del question time al Senato, nelle quali viene finalmente riconosciuta l’esistenza di lavoratrici e lavoratori esodati. Ora però servono atti concreti”. Lo dichiara Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil. “È un passaggio significativo – prosegue – che tuttavia arriva dopo mesi nei quali le nostre segnalazioni e denunce non sono mai state ascoltate. Già da tempo avevamo rappresentato al governo il rischio concreto che migliaia di persone potessero restare senza lavoro, senza reddito e senza pensione, ma come troppo spesso accade, l’esecutivo ha scelto di procedere senza alcun confronto reale”. “Nel corso di tutto il 2025 – sottolinea – il governo ha continuato a promettere il blocco di qualsiasi adeguamento futuro, arrivando di fatto a chiedere all’Inps di non aggiornare i programmi del rilascio delle certificazioni, nemmeno dopo la pubblicazione dell’aggiornamento del rapporto della Ragioneria che prevedeva l’incremento a decorrere dal biennio 2027-2028”. “Promesse però puntualmente smentite – denuncia Ghiglione – da quanto stabilito nell’ultima legge di bilancio e dalle stime ufficiali della Ragioneria generale dello Stato, che indicano un ulteriore allungamento dei requisiti pensionistici anche a partire dal 2029. Non entriamo nel merito dei numeri, il problema è che anche una sola persona lasciata senza tutela rappresenta un fallimento delle politiche pubbliche”. Ricordiamo comunque che migliaia di lavoratrici e lavoratori, a causa delle scelte di questo Esecutivo, saranno costretti ad andare in pensione più tardi nonostante la sottoscrizione di accordi, subendo una conseguente perdita di carattere economico. La segretaria confederale della Cgil ricorda inoltre che “il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita non è stato introdotto dalla legge Monti-Fornero, ma dal governo di centrodestra nel 2010. Questa è la verità che troppo spesso viene omessa nel dibattito pubblico”. Le rassicurazioni della ministra, conclude, “devono ora tradursi in provvedimenti chiari e immediatamente operativi, capaci di garantire la continuità del reddito fino al raggiungimento effettivo del diritto alla pensione. Da anni, infatti, questo governo promette il superamento della legge Monti-Fornero, ma è riuscito addirittura nell’impresa di peggiorarla: aveva annunciato l’obiettivo dei 41 anni di contributi, mentre oggi le scelte compiute vanno nella direzione opposta, con persone costrette ad andare in pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi”.
Rsu Ricoh Italia
venerdì 30 gennaio 2026
Pensioni, Cgil: “Ora atti concreti per gli esodati”
giovedì 22 gennaio 2026
Proposta di estensione del regime di smart working durante i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
Alla cortese attenzione della Direzione, con la presente desideriamo sottoporre alla Vostra attenzione una proposta riguardante l’organizzazione del lavoro nel periodo dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, che interesseranno in modo significativo la mobilità nell’area metropolitana di Milano, incluse le zone limitrofe come Vimodrone.
Come ampiamente riportato dagli enti locali e dagli organi di informazione, durante l’evento sono previste: • limitazioni temporanee alla viabilità, • incremento del traffico cittadino, • potenziali ritardi nei trasporti pubblici, • misure di sicurezza straordinarie che potrebbero comportare ulteriori disagi negli spostamenti quotidiani.
Al fine di garantire continuità operativa, benessere dei dipendenti e efficienza organizzativa, proponiamo di valutare una estensione straordinaria del regime di smart working per tutto il periodo interessato dalle competizioni e dalle misure logistiche correlate. Riteniamo che tale misura possa contribuire in modo significativo a tutelare l’organizzazione del lavoro, mantenendo al contempo alti livelli di produttività e qualità del servizio. Grazie per l’attenzione,
RSU Ricoh Vimodrone.
martedì 13 gennaio 2026
Stesso lavoro, stesso stipendio: arriva la direttiva UE sulla trasparenza salariale. Una svolta contro il gender pay gap.
In Europa, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini: in media il 13% in meno all’ora. Un dato che fotografa una disparità profonda, non solo frutto di discriminazioni dirette, ma di un intero sistema che penalizza le donne nel mondo del lavoro.LE CAUSE DEL DIVARIO
Secondo la Commissione Europea, circa il 26% del gender pay gap dipende dalla maggiore concentrazione femminile in settori meno retribuiti, come la cura, la sanità e l’istruzione. Professioni fondamentali per la società, ma ancora oggi sottovalutate dal punto di vista salariale.
A questo si aggiunge la disparità nei carichi di lavoro: le donne dedicano più tempo al lavoro complessivo, sommando ore retribuite e non. Sono loro, infatti, a farsi carico in gran parte della cura dei figli, dell’assistenza ai familiari e del lavoro domestico. Un carico che condiziona le scelte di carriera, l’accesso a ruoli stabili e la crescita professionale.
Nei ruoli dirigenziali, la forbice salariale si allarga ancora di più: le donne guadagnano in media il 23% in meno all’ora rispetto agli uomini. A parità di responsabilità, il loro lavoro vale meno solo perché fatto da una donna e in molti casi non c’è alcuna giustificazione oggettiva.COSA PREVEDE LA NUOVA DIRETTIVA EUROPEA
Contro queste disuguaglianze arriva ora una direttiva dell’Unione Europea sulla trasparenza salariale, che introduce obblighi chiari per le aziende:Ogni lavoratrice e lavoratore potrà conoscere i salari medi per ruolo e genere Saranno vietate le clausole che impediscono di parlare della propria retribuzione Le aziende dovranno motivare eventuali differenze salariali Inoltre, durante i colloqui, i candidati dovranno ricevere indicazioni trasparenti sullo stipendio previsto e sarà vietato chiedere quanto guadagnavano prima. Le imprese avranno tempo fino al 7 giugno 2026 per adeguarsi. In caso contrario, rischieranno sanzioni e azioni legali. I NUMERI DEL GENDER PAY GAP IN ITALIA
In Italia, il divario retributivo medio è del 5,6%, ma il dato cambia sensibilmente tra settore pubblico e privato: nel primo si ferma al 5,2%, mentre nel secondo sale al 15,9%. Le penalizzazioni colpiscono soprattutto le donne più qualificate e con ruoli apicali: il gap tra laureate e laureati è del 16,6%, mentre tra i dirigenti arriva al 30,8%. Le donne sono anche più presenti nei contratti a termine, che comportano una retribuzione inferiore del 24,6%.LA POSIZIONE DELLA CGIL Per la CGIL, la direttiva rappresenta una svolta necessaria: la trasparenza salariale è uno strumento concreto per combattere le disuguaglianze e le discriminazioni. Ma non basta. È fondamentale rafforzare la contrattazione collettiva e redistribuire in modo più equo i carichi di cura.
Referendum, il governa forza e fissa la data: 22 e 23 marzo.
Il consiglio dei ministri, senza aspettare la fine della raccolta firme, ha fissato la data del voto sulla legge Nordio Già nelle modalità di convocazione vi è celato l’obiettivo non solo della riforma ma anche l’idea di governo e di potere di Meloni e dei suoi. Si fissa la data delle urne senza aspettare l’esito della raccolta delle firme promosso da 15 cittadini che si concluderà il 30 gennaio e, ovviamente, questa sì prevista dalla legge. Arroganza, sprezzo delle regole che vengono piegate all’interesse e al volere di chi pro tempore – è bene ricordare – siede a Palazzo Chigi.La risposta, allora, è quella di continuare a firmare, lo ricordiamo c’è tempo fino al 30 gennaio. Questo il link alla piattaforma di raccolta firme per la promozione del referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034 L’equilibrio dei poteri
Questo è il nocciolo della questione. Con la Riforma Nordio sulla quale saremo chiamati ad esprimerci appunto il 22 e 23 marzo, si vuole affermare che i tre poteri previsti 80 anni fa dalla nostra Costituzione – esecutivo, legislativo e giudiziario – non sono più pari, autonomi, indipendenti e in equilibrio in un gioco di pesi e contrappesi raffinato indicato da madri e padri costituenti. Nel volere della destra centro al governo, il potere esecutivo deve essere “più potente” degli altri, il legislativo via via svuotato, il giudiziario posto sotto schiaffo del governo affinché il manovratore non venga disturbato. Davvero una strana, bislacca e pericolosa idea di democrazia.Il potere dell’essere informati e scegliere
Perché questa accelerazione? È presto detto: preoccupa il fatto che più tempo avranno i sostenitori del No per informare elettori ed elettrici, più il Sì si indebolisce. Da un lato, dunque, dimostrazione di insicurezza, dall’altro ancora una volta una malata idea di democrazia secondo la quale ci si dovrebbe piegare al potere del capo o della capa senza informarsi, senza capire.
E invece No, informarsi, capire e scegliere sono fondamentali per uno stato democratico costituito da cittadini e cittadine sovrani e non da sudditi.
giovedì 8 gennaio 2026
Crans-Montana, una strage annunciata.
Mauro Giulianella, Fp Cgil, spiega cosa significa per i i vigili del fuoco intervenire in un incendio come quello di Capodanno e la necessità di prevenzione e formazione.
ieri il minuto di silenzio in tutte le scuole italiane mentre si celebravano i funerali di cinque delle vittime dell’incendio di Crans Montana, nel quale sono state uccise 40 persone, mentre 116 sono rimaste ferite e alcune lottano ancora tra la vita e la morte. Il salvataggio di numerosi giovani che si trovavano all’interno del locale Constellation è stato possibile grazie all’intervento dei vigili del fuoco svizzeri, i quali hanno riportato le testimonianze dell’atrocità di quanto accaduto.
A Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Fp Cgil VVF, che a nome del Coordinamento ha espresso vicinanza e fratellanza umana e professionale, abbiamo chiesto quale sia l’impatto di interventi così estremi sui lavoratori del corpo Vigili del fuoco. Conosco il peso che gli uomini e le donne intervenuti a Crans-Montana si porteranno dentro per sempre. Sono condizioni che appartengono in modo particolare a chi opera nel soccorso: ai Vigili del Fuoco, al personale sanitario del 118, a chi lavora nei Pronto Soccorso, ai medici, a chi fa parte del sistema di Protezione Civile, a chi è sul territorio, sul campo, come siamo soliti dire noi.
Le parole disperate di David Vocat, comandante della squadra intervenuta, non sono semplici righe: sono graffi, ferite, lacerazioni che difficilmente si cicatrizzeranno. Torneranno a galla ogni volta che quei colleghi sentiranno un odore particolare, passeranno davanti a quel locale, udranno un grido. Quei soccorritori hanno visto immagini terribili: corpi di ragazze e ragazzi giovanissimi, carbonizzati o riversi a terra, asfissiati. Una scena di morte che nessuno di loro avrebbe mai voluto affrontare. Avrebbero voluto salvarli tutti, mettendo a rischio la propria vita pur di riuscirci.In questi casi quanto possono aiutare voi lavoratori formazione prima e supporto successivo adeguati?
Ci sono segni che restano dentro e che devono trovare ascolto e spiegazione anche per chi opera nel soccorso, attraverso percorsi strutturati di supporto psicologico, anche tra pari. Perché parlare tra pompieri non è come parlare con estranei: i pompieri conoscono le fragilità e i rischi che si vivono ogni giorno. Siamo professionisti del soccorso, preparati e formati. Siamo consapevoli che il nostro lavoro non è comune e che può significare trovarsi di fronte al peggio: la richiesta disperata di aiuto, il dolore, la morte. Spesso veniamo ricordati come quelli che salvano il gattino sull’albero: un’immagine possibile, vera, ma non sempre. Magari lo fosse.
Per Crans-Montana anche la rabbia di una tragedia che era evitabile e ha dei responsabili? È stata una tragedia annunciata. Un locale che ospitava il doppio delle persone consentite nella notte di Capodanno, privo, a quanto pare, dei più basilari principi di prevenzione incendi - quantomeno quelle previste in Italia e in Europa -, realizzato con materiali scadenti e ad alta propagazione di fiamma, non ignifughi. Di questo si sta ora parlando e il sindaco, in conferenza stampa, ha affermato che i controlli in quel locale non venivano effettuati dal 2020, assurdo mi viene da dire. Aspettiamo di avere maggiori certezze, ma intanto i morti ci sono stati e le famiglie hanno bisogno di risposte. Sarebbe bastato il rispetto del divieto a utilizzare fiamme libere, avere personale addetto all’antincendio, preparato e formato, un estintore utilizzato correttamente, uscite di sicurezza libere e porte con maniglioni anti-panico con apertura verso l’esterno e tutto questo si sarebbe potuto evitare.C’è il rischio che ci si dimentichi di quanto accaduto subito dopo che si saranno spenti i riflettori della cronaca e che questa tragedia non ci insegni nulla?
La magistratura svizzera farà il suo corso, ma non si può tacere di fronte a una strage che ha visto morire 40 ragazzi giovanissimi, colpevoli solo di cercare la mezzanotte con il sorriso e la spensieratezza di chi, a quell’età, non può e non deve preoccuparsi delle mancanze di chi mette il profitto e il guadagno al centro di ogni scelta. Ricordo che altri ragazzi e ragazze sono in bilico tra la vita e la morte in ospedale. È necessario investire seriamente nella prevenzione incendi. È necessario formare i giovani, anche attraverso la scuola. È necessario sensibilizzare tutte e tutti alla prevenzione e alla previsione di eventi di questo tipo. Se ci fosse stata una formazione basilare sulla gestione delle piccole emergenze, sull’evacuazione, sulla gestione del panico, forse oggi piangeremmo qualche ragazzo in meno. Forse nessuno.A questo proposito come funziona la normativa in Italia?
Nel nostro Paese non esistono norme stringenti che vincolino bar e ristoranti. In Italia c’è un buco normativa per la sicurezza e l’esercizio di quelle attività. Quelle fiamme, quei giochi pirotecnici vengono utilizzati spesso. In Italia le norme sono molto restrittive ma sappiamo che a volte, troppe volte, si chiudono gli occhi e si permette che lo spettacolo proseguisse the show must go on. Basta! Il profitto ha una contropartita, vale per tutto anche sull’abusivismo e sulla possibilità di condonare e avere le autorizzazioni selvagge. A volte, avere il coraggio di dire basta può evitare la contropartita, perdere vite umane.Le funzioni del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco italiani potranno essere messe a rischio con le modifiche del vostro ordinamento che sono in procinto di essere introdotte?
Si sta introducendo la funzione di agente di pubblica sicurezza. I messaggi di vicinanza che leggiamo sulle nostre pagine social ci riconoscono per l’unica vera ragione per cui vale la pena essere orgogliosi di questo lavoro. Attenzione, però, ci vogliono trasformare in un Corpo militarizzato, pronto a rispondere alle esigenze della sicurezza dello Stato. Noi, invece, ci occupiamo di soccorso. Non di soppressione. Non di ordine pubblico. E non di sicurezza nel senso repressivo del termine.
lunedì 29 dicembre 2025
Legge di Bilancio 2026 il governo attua una nuova stretta sui pensionamenti .
Alla quarta Legge di bilancio di questo esecutivo, il capitolo previdenziale segna un punto di caduta senza precedenti. Una manovra che cresce complessivamente dello zero virgola e che, sulle pensioni, riesce persino a peggiorare un impianto già fortemente penalizzante per lavoratrici e lavoratori.
Il testo approvato dal Parlamento conferma una scelta chiara: andare in pensione più tardi e con assegni più bassi. Non solo non viene bloccato l’adeguamento dei requisiti pensionistici all’attesa di vita, ma si procede nella direzione opposta, smentendo le promesse fatte negli ultimi anni e rendendo strutturale un meccanismo che scarica i suoi effetti sui più fragili, a partire da giovani e donne.
Il governo attua una nuova stretta sui pensionamenti anticipati, mandando in archivio Quota 103 e Opzione donna appena mitigata dalla diluizione su due anni dei tre mesi di aumento dei requisiti per andare in pensione, che scatteranno tra il 2027 e il 2028 per l’adeguamento alla speranza di vita.Per il resto, escono penalizzati i giovani (che difficilmente potranno uscire a 64 anni), e i lavoratori precoci e usuranti.
Tre mesi in più per lasciare il lavoro
Alla fine l’adeguamento dei requisiti per la pensione alla speranza di vita ci sarà, ma diluito in due anni. Secondo le norme vigenti, sarebbero dovuti scattare tre mesi in più dal 2027. Invece, la legge di Bilancio 2026 dispone che nel 2027 l’aumento sia di un solo mese mentre altri due si aggiungeranno dal 2028 (esclusi i lavoratori impiegati in attività gravose e usuranti). Quindi, dal 2027, per andare in pensione di vecchiaia sarà necessario avere 67 anni e un mese d’età (e 20 anni di contributi) e poi, dal 2028, 67 anni e tre mesi. Per andare in pensione anticipata dal 2027 occorreranno 42 anni e 11 mesi di contributi (indipendentemente dall’età) e dal 2028 43 anni e un mese (un anno in meno per le donne), ai quali si aggiunge la cosiddetta «finestra mobile», ovvero il periodo di attesa tra il raggiungimento del requisito e la decorrenza della pensione, che è rimasto di tre mesi.<b>
martedì 23 dicembre 2025
Cgil, sventato nuovo attacco a diritti dei lavoratori.
“La manovra è un insieme di scelte che penalizzano il lavoro”, dicono Gabrielli e Re David: “Il governo rinunci definitivamente a questa deriva”
“Mentre la manovra ha incassato l’ok del Senato, ribadiamo il nostro giudizio fortemente critico sull’impianto complessivo del provvedimento”. A dirlo sono le segretarie confederali Cgil Maria Grazia Gabrielli e Francesca Re David. “Possiamo però affermare con soddisfazione che un nuovo attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è stato sventato, grazie anche all’intervento immediato e determinato della Cgil”, aggiungono commentando il ritiro dell’emendamento alla legge di bilancio che, se approvato, “avrebbe messo seriamente a rischio la tutela dei salari e dei crediti retributivi”. Gabrielli e Re David ricordano che “si tratta del secondo tentativo da parte del governo: prima l’inserimento nel decreto Ilva, poi il ritiro e successivamente la riproposizione nella legge di bilancio. Un’operazione vergognosa, respinta ancora una volta, con la quale si tentava di stabilire che il datore di lavoro non potesse essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente alla data del ricorso, qualora avesse applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo leader”. Questo episodio, concludono le due dirigenti sindacali, conferma “una tendenza più generale che caratterizza l’intera manovra: un insieme di scelte che penalizzano il lavoro. Auspichiamo che il governo rinunci definitivamente a questa deriva. Continueremo a vigilare affinché il provvedimento non venga ripresentato sotto altre forme e chiediamo all’esecutivo di abbandonare una strada che danneggia salari, diritti e condizioni di lavoro”.
Landini: “Il governo fa cassa su operai e pensionati”
Landini: “Il governo fa cassa su operai e pensionati”
“Per l’esecutivo conta solo la difesa del potere”, dice il segretario generale Cgil a Repubblica: “Non dobbiamo investire in armi, ma in lavoro e futuro”
maurizio landini
“È una manovra contro lavoratori e pensionati”. Il giudizio del segretario generale Cgil Maurizio Landini, oggi (lunedì 22 dicembre) sulle pagine di Repubblica, su legge di bilancio ed esecutivo è netto: “Un governo che agisce contro i lavoratori e usa i pensionati per fare cassa da girare a imprese, armi e per far quadrare i conti, non può che rafforzare le nostre ragioni”.
Per Landini questo è “un governo che fa male al Paese. Per loro viene prima e solo la difesa del potere. E intanto: povertà in aumento, produzione industriale in calo da tre anni, 25 miliardi di tasse in più pagate da lavoratori e pensionati, mentre si tutelano rendite e grandi patrimoni”.
Fisco, salari, pensioni e precarietà restano le priorità della Cgil. “Lavoriamo a una legge di iniziativa popolare per rilanciare la sanità pubblica”, aggiunge: “E proseguiamo la trattativa con Confindustria e le altre associazioni su rappresentanza, sicurezza e superamento dei contratti pirata. Non è il momento di investire in armi, ma in politiche industriali, lavoro e futuro”.La legge di bilancio “Lo spettacolo indegno di queste ore sul maxi emendamento alla manovra conferma che c’era una ragione di più per scioperare”, spiega il leader sindacale: “Questo governo non vuole discutere con nessuno, né con il Parlamento né con le parti sociali. Regge solo per il potere, non per rispondere ai bisogni delle persone. E porta il Paese al declino e alla recessione”. Il segretario generale Cgil evidenzia che con questa legge di bilancio “si taglia sui più deboli mentre si sta dalla parte dei forti. Quale messaggio passa dal penalizzare lavoratori precoci e usuranti per spostare risorse anche a quelle imprese che non rispettano i contratti e risparmiano sulla sicurezza? Che si può anche morire di lavoro. Una logica inaccettabile”. Landini stigmatizza anche il ripristino dell’emendamento Pogliese, già bocciato a luglio e spuntato all’ultimo in legge di bilancio: “L’ennesima cattiveria contro i lavoratori che perdono il diritto agli arretrati quando un giudice stabilisce che la loro retribuzione è troppo bassa. Una norma che non c’entra nulla con la finanziaria, ha un profilo di incostituzionalità e di cui chiediamo il ritiro immediato”.
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